La TorTa MiMoSa  * per la torta occorrono 100 gr di farina 00 e 100 gr di fecola di patate, 4 uova intere e 1 tuorlo, 150 gr di zucchero, 100 gr di burro, 1 bustina di vanillina e 1 bustina di lievito in polvere, 1 pizzico di sale fine  * per la farcitura occorrono 2 cucchiai di rhum, 200 g di macedonia sciroppata o di frutta fresca, 400 gr di panna da montare e 50 gr di zucchero a velo. * Si setaccia la farina con la fecola di patate, la vanillina e il lievito.Dividere in 2 ciotole i 4 albumi dai 5 tuorli e montare i rossi, dopo aver aggiunto lo zucchero. Far fondere il burro in una casseruola a fuoco lentissimo, farlo intiepidire e unire quindi i tuorli montati e le farine, continuando a montare con la frusta. Incorporare all’impasto gli albumi, dopo averli montati a neve, un poco alla volta x evitare di smontarli. Quando è pronto, mettere il tutto in una teglia anti- aderente e livellare la superficie con l’aiuto di un cucchiaio, infornare e far cuocere x 50 minuti in forno preriscaldato a 170°. Appena il dolce è cotto, togliere la teglia dal forno, rovesciare il dolce su un piatto e lasciarlo raffreddare. Tagliare poi dalla parte superiore della torta un disco di circa 1 cm di spessore , da tenere da parte. Scavare la torta rimasta fino a formare una specie di contenitore, tenendo da parte la ” mollica”. Mescolare il rhum con un cucchiaio di liquido della macedonia sciroppata e spennellare l’interno della torta scavata. Mischiare 2/3 della panna, precedentemente montata, con lo zucchero a velo e la macedonia sciroppata scolata dal liquido. Con il composto riempire la torta senza superare l’orlo della cavità e quindi con la “mollica” tolta dalla torta, formare dei dadini di 1 cm ciascuno. Sopra al ripieno sistemare il disco precedentemente tolto, coprirlo con 1/3 di panna montata rimasta e spargere sopra i cubetti di ” mollica” x creare l’effetto mimosa!

 La ToRTa del PaNe
A San Gaudenzio, il 22 gennaio, mia nonna preparava la torta del pane: era una tradizione che è rimasta ancora in casa perché mia mamma spesso in inverno fa questa torta con la stessa teglia di terracotta di allora, detta anche biella…
Prende del pane raffermo ( le michette, di solito, e il pane non condito ), lo mette per una 1/2 ora in una terrina capiente con del latte e degli amaretti ( una scatola, più o meno, a seconda della quantità di pane usato, non troppo dolci ) a macerare. Intanto mette a bagno dell’uvetta sultanina, una manciata abbondante. Poi, quando pane e amaretti si sono ammorbiditi al punto giusto, li schiaccia con una forchetta, aggiunge un uovo, l’uvetta, della buccia grattugiata di un limone non trattato, qualche cucchiaiata di cacao amaro (se si preferisce scura, qualche cucchiaio in più ), e rimesta ben bene il composto ottenuto. - non usa zucchero perché la preferiamo non eccessivamente dolce - Mette il composto nella teglia, di terracotta che rende migliore la torta, e poi in forno già caldo a 200 ° C. La lascia cuocere per almeno 1/2 ora ? 40 minuti , controllando che non bruci. Quando si forma la crosta, scura ma non bruciata, dovrebbe essere cotta. Mia mamma infilza la torta con un coltello: se la punta del coltello esce asciutta,la torta è pronta.

La ZuPPa InGLeSe in origine era un dolce ” povero ”, che le governanti delle famiglie inglesi, residenti in Toscana, confezionavano con i resti dei biscotti e che servivano con il vin santo a fine pranzo, nei giorni di festa.
Ingredienti x 4 persone - 400 gr di savoiardi e 1 bicchiere di alkermes
x la crema pasticciera: 3 uova,150 gr di zucchero,1/2 lt di latte,30 gr di burro e 30-40 gr di farina   x la crema al cacao: 1/2 lt di latte, 400 gr di cacao amaro in polvere, 100 gr di zucchero, 30 gr di burro e 30-40 gr di farina
Prima si prepara la crema pasticcera, montando, in una ciotola, i rossi d’uovo con 150 gr di zucchero, a cui si unisce poi, lentamente, la farina e il latte bollito e fatto intiepidire. Mettere a cuocere a fuoco basso,mescolando continuamente con un cucchiaio di legno e lasciar bollire x 2-3 minuti . x la crema al cacao, si fa ammorbidire il burro a temperatura ambiente, si unisce la farina e il cacao, e si amalga tutto bene con la frusta. Versare quindi il latte e lo zucchero e mettere il tutto sul fuoco basso, mescolando x 10 m. Disporre i biscotti savoiardi in una zuppiera e bagnarli con un po’ di liquore alkermes , quindi versare sopra uno strato di crema pasticciera, stendere un altro strato di savoiardi e coprirli con la crema pasticciera rimasta e con quella al cioccolato ( e ancora , se vi piace, con un po’ di alkermes ).
Si lascia riposare x almeno 12 ore prima di … gustarla !

Il PaN di SPeZie
Versare 250 grammi di miele in una casseruola e scaldarlo a fuoco dolce.  Togliere dal fuoco e aggiungere 100 gr. di burro, rimettere sul fuoco e lasciar fondere il burro, quindi unire 50 gr di zucchero di canna e mescolare bene il tutto. Rompere 2 uova in una scodella e sbatterle leggermente a formare un’omelette , prima di versarle nel preparato con il miele. Mescolare 250 gr di farina, 1/2 bustina di lievito , un pizzico di sale, 1/2 cucchiaino da caffé di cannella in polvere, 1/2 di zenzero in polvere, 1/2 di anice in polvere e 1/4 di cucchiaino da café di noce moscata in polvere, e versarli nel preparato . Mescolare bene fino ad ottenere una pasta liscia ed omogenea. Poi si versa la pasta in una tortiera imburrata e si lascia cuocere il pan di spezie per circa 1 ora e 10 minuti in forno preriscaldato a 100 / 120 gradi circa  ( da Bonjour de France , n 54 1995 traduzione dal francese di erica )

La storia del Pan di Spezie risale all’Antichità greca quando gli dei dell’Olimpo adoravano il miele, che era la base di tutti i dolci di cui erano estremamente golosi. Gli atleti della Grecia antica non entravano mai in uno stadio prima di aver mangiato del miele. Anche presso i Germani ( popolazioni barbariche ) si cucinavano già dolci a base di farina, miele, semi di finocchio e cumino. Questo antenato del Pan di Spezie era però consumato allora più come una cura, un rimedio, che non come una prelibatezza: era duro e secco ma doveva ” riscaldare ” e dare forza e vitalità a chi se ne nutriva . E’ anche vero che il miele è sempre stato considerato come una forza di vita e di immortalità… Ma fu con i grandi esploratori del ? 4oo, come Cristoforo Colombo, Magellano e Vasco da Gama, che nasce realmente il pan di spezie: sono loro che aprirono la via delle spezie e portarono sul nostro continente, quei meravigliosi sapori che si chiamano cannella, pepe, chiodo di garofano, noce moscata, zenzero ( dal nome dell’isola di Zanzibar, terra bellissima ed esotica) … Affascinati da questa scoperta, i cuochi dell’epoca misero le spezie in tutte le loro ricette, compresa la fabbricazione dei dolci. Da allora sono diventati indispensabili in cucina, anche se bisogna stare attenti nell’utilizzarli. Se il pepe, la cannella o il cardamono si adattano anche ad una cottura prolungata, la vaniglia rilascia il suo aroma solo ad una temperatura moderata. Lo zafferano, la curcuma o il curry non amano il calore troppo forte o una cottura prolungata. Soprattutto non bisogna mischiare le spezie così come capita. Se talune si associano volentieri come la cannella e la vaniglia o il coriandolo e il pepe, altre bastano a loro stesse come il cumino o l’anice. Non bisogna mai comprare grandi quantità di spezie, se poi non si consumano subito, xchè le spezie perdono in fretta il gusto e l’aroma. Per salvaguardare le loro qualità, devono essere riposte in un luogo secco ed al riparo dalla luce. Mescolate con il miele, sono una meraviglia e creano questo dolce caloroso e dorato, tanto apprezzato nei mesi freddi, soprattutto nel periodo natalizio.
 

05-02-2012
Mostre Fiere Arti Manuali
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22-01-2012
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13-02-2009
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