 I trulli della Puglia sono strutture note in tutto il mondo per la loro bellezza ed unicità e rappresentano uno degli esempi più straordinari dell’architettura popolare italiana… Sono diffusi su tutto il territorio pugliese e raggiungono la massima concentrazione ed espressione artistica nella Valle d’Itria.
 Entrando in questa zona, caratterizzata da morbide colline coperte da vigneti e da verdi macchie di boschi, da bianchi muretti a secco, da case bianche con una copertura a cono scura, si ha la sensazione di essere entrati in un territorio senza tempo, magico e antico. E questa stessa sensazione la si prova passeggiando tra i vicoli dei paesi della Murgia dei Trulli: Alberobello con i suoi bianchi trulli, dichiarati dall’UNESCO patrimonio dell’umanità, Locorotondo, Cisternino e Martina Franca. I trulli, costruiti in pietra a secco, sono la continuazione di un tipo architettonico primitivo ed autoctono che risale ad epoche preistoriche. Molto spesso infatti nelle zone di sviluppo dei trulli si trovano reperti archeologici di epoca preistorica, come suppellettili, punte di freccia e fondazioni di capanne in pietra di insediamenti dell’età del bronzo, tipiche di civiltà stanziali ben definite. L’abbondanza di formazioni calcaree, particolarmente adatte all’utilizzo come materiale da costruzione, ha fatto sì che queste diventassero le preferite nella costruzione di ripari ed abitazioni. Il fatto che non si ritrovino trulli risalenti all’antichità è giustificato dalla pratica dettata da motivi puramente economici di abbatterlo e ricostruirlo, piuttosto che provvedere a riparazioni, in caso di dissesti dovuti al tempo o ad altre cause. Il trullo più antico è quello in contrada Marziolla che risale al 1559 - come riportato nell’ incisione sull’architrave della sua porta…- Esiste in Turchia un villaggio composto da migliaia di trulli: è il villaggio di Harran o, col suo antico nome, Caran. Proprio da Caran partì, duemila anni prima della nascita di Cristo, il patriarca Abramo per raggiungere con il suo popolo la terra di Canaan. L’attuale Harran fu ricostruito circa mille anni fa, in corrispondenza della conquista bizantina della Puglia quando, cioè, alcune comunità ebraiche ed orientali si stabilirono fra Bari e Taranto. ? probabile che proprio in quella occasione l’architettura a trullo sia stata trapiantata in Puglia… Il trullo di Puglia è un' espressione architettonica unica al mondo x la sua continuità d’uso, che ha favorito il formarsi di una propria caratteristica architettura, ben più evoluta rispetto a quella riscontrabile in tutte le altre tipologie “a trullo ” esistenti in altre zone nel mondo. Il trullo primordiale non era altro che una specie di semplice capanna in pietra a pianta circolare. In essa si riconoscono quattro elementi costruttivi: il muro, l’arco trilitico dell’ingresso, la volta a calotta ed il tetto, tutti costituiti da pietra calcarea senza alcun tipo di legante … Da questa forma originaria il trullo si evolve acquistando caratteristiche architettoniche da altre culture; è tipica di tale trasformazione la sostituzione dell’arco trilitico dell’ingresso con l’arco romano a tutto sesto sormontato da un timpano triangolare. In seguito, per rispondere sempre meglio alla sua funzione di abitazione, la forma base si arricchisce di particolari architettonici e funzionali come il focolare, le finestre, una cisterna posta sotto il trullo stesso per la raccolta e la conservazione delle acque piovane, una pavimentazione di calcare. In un secondo momento la pianta diventa quadrata e si cominciano ad addossare più trulli tra di loro formando vere e proprie abitazioni unifamiliari, costituite da un ampio vano centrale e da diverse stanze o dipendenze laterali. Infine vi sono sempre più adattamenti all’uso domestico del trullo, si creano mensole in aggetto e nicchie per la conservazione di beni e suppellettili, si intonacano le pareti interne, il muro portante esterno e le parti superiori del tetto in prossimità dei pinnacoli … ? proprio questa continua evoluzione che contraddistingue i trulli rispetto ad analoghe tipologie architettoniche presenti in tutto il mondo e ne fa un patrimonio culturale ed artistico unico nel suo genere. Tale importanza, fra l’altro, è stata riconosciuta dall’UNESCO il 5 Dicembre 1996 quando ha dichiarato i trulli di Alberobello patrimonio dell’intero pianeta, inserendo questa città nella lista del Patrimonio Mondiale (World Heritage List). I motivi che hanno fatto sì che i trulli si evolvessero nel corso dei secoli fino ad arrivare, ancora perfettamente funzionali, sino ai nostri giorni sono da ricercarsi in tutta una serie di circostanze economico-sociali e culturali. Tra questi il più importante è sicuramente il particolare sistema insediativo tipico della “Murgia dei Trulli". In questa zona, fino ai primi decenni del ?900, si riscontrava un' altissima percentuale di popolazione residente al di fuori dei centri urbani, in controtendenza con quella che è la realtà di altre zone, anche prossime, della Puglia e del Sud Italia in genere durante lo stesso periodo. Le cause di tale situazione erano da ricercarsi nell’accentuato frazionamento dei fondi e nella pratica della vendita o affitto dei terreni agricoli a piccoli lotti. Tutto ciò implicava la necessità di una continua cura delle colture e quindi di una costante presenza in campagna; ovviamente il trullo, proprio per le sue caratteristiche di economicità e di sicurezza, per la sua capacità di raccogliere e conservare l’acqua piovana in una regione così arida, oltre che per gli usi ed i costumi risalenti ad antichissime tradizioni, si prestava ad essere la dimora ideale per chi doveva provvedere alla cura del fondo agricolo, trasformandosi così da semplice rifugio di fortuna in vera e propria dimora, spesso ben fatta e particolarmente curata. Questo territorio a cavallo delle province di Bari, Brindisi e Taranto, e comprendente i comuni di Ceglie Messapica, Martina Franca, Locorotondo, Cisternino, Alberobello, Noci, Putignano e Castellana, è veramente uno spettacolo unico al mondo. La valle d’Itria con i suoi vigneti ed oliveti, la Selva di Fasano con i suoi boschi di pini e di querce, sono ampiamente disseminati di trulli, ora isolati, ora più vicini, con i loro muri bianchi di calce, i loro tetti bruni sui quali spiccano il pinnacolo ed i simboli , magici o cristiani, tracciati col latte di calce. E Alberobello, con i suoi due rioni, il Monti e l’Aia Piccola , costituisce l’esempio più rappresentativo e pittoresco della “cultura del trullo": solo qui infatti i trulli si ritrovano raggruppati a formare un vero e proprio paese. La spiegazione di questa particolarità sta nella storia stessa di Alberobello… nella seconda metà del XVI secolo la zona di Alberobello cominciò a popolarsi di contadini. I Conti di Conversano, dominatori di quel piccolo feudo, obbligarono i coloni a costruire le proprie dimore a secco, in modo tale da poterle facilmente demolire nel caso di ispezione regia; tale obbligo era, in pratica, una astuzia dei Conti per evitare il pagamento del tributo dovuto per il nuovo agglomerato urbano che si veniva a creare. Nel 1797 a seguito delle proteste di un gruppo di cittadini di Alberobello, Re Ferdinando IV di Borbone emanò un Decreto in base al quale il piccolo villaggio divenne libero dal giogo dei Conti di Conversano. In quell’occasione venne eretta ad Alberobello la Casa d’Amore, prima costruzione in cui si fa uso di calce, malta e bolo… … e sotto un grande albero che fiancheggiava la chiesa, il 22 giugno 1797 si tenne il primo parlamento: fu eletto il primo sindaco, Francesco Lippolis, e fu scelto il nome da dare al paese. In un primo momento alcuni proposero che il villaggio fosse chiamato Ferdinandina, in segno di riconoscenza al Re Ferdinando che lo aveva liberato, ma la maggioranza volle perpetuare l’antica ? Sylva aut nemus arboris belli ?, italianizzandola in Alberobello, forse anche a ricordo dell’albero maestoso sotto il quale erano riuniti a concretizzare il sogno di libertà per secoli sopito. Fu composto quindi lo stemma comunale, raffigurante una secolare quercia - tipica pianta della Selva - sotto cui lottano, per il possesso dell’albero, un animoso cavaliere in corazza e con una lunga lancia, rappresentante la Libertà ed un leone rampante, rappresentante la Feudalità. Sulla chioma della quercia svolazzano due colombe, simboli di Pace e di Amore. Il tetto dei trulli, ricoperto da chiancarelle, è a cono con un' inclinazione di circa 45 gradi; il basamento è a pianta circolare o quadrata, non intonacato ma imbiancato; a volte si nota la presenza di un tamburo intonacato che raccorda la base al tetto. Possono essere costituiti da più trulli addossati tra loro. Da questa forma si sono evoluti i trulli di Alberobello, i quali sono per lo più a pianta quadrangolare, senza tamburo di raccordo e con il basamento intonacato.Il trullo si compone di 2 elementi strutturali principali: il basamento e la volta. Il basamento, sia a pianta circolare che quadrangolare, è costituito da strati di pietre sovrapposte; lo spessore è in funzione dell’ambiente da realizzare xchè il basamento ha una funzione di contenimento delle spinte orizzontali che si creano per la presenza della cupola, nonostante questa abbia una struttura tale da renderle realmente minime. In fase di messa in opera vengono ricavati nella muratura l’ingresso ed eventuali finestre e nicchie. La parte interna della muratura viene di solito riempita da pietre più piccole. Raggiunta l’altezza stabilita, il muro verticale viene spianato e si passa alla costruzione della volta. La volta del trullo si rifà a un metodo di costruzione che prevede la messa in opera di una serie di anelli concentrici sovrapposti orizzontalmente gli uni agli altri. In pratica, partendo dal colmo del basamento, le pietre (le cannele) che formeranno il primo strato della volta vengono disposte verso la parte interna del trullo, costituendo un anello sufficientemente rigido grazie al contrasto laterale fra le pietre dello stesso strato, assicurato, eventualmente, anche da opportune zeppe incuneate fre le code delle pietre adiacenti. Su questo primo anello vengono sovrapposti i successivi, di diametro sempre minore, fino a raggiungere una apertura minima che viene chiusa da un’ultima pietra: la serraglia. In questo modo, senza nessuna impalcatura, viene creata la volta del trullo, una semplice struttura in pietra che si regge per gravità e per contrasti laterali, senza l’ausilio di alcun legante. A volte l’intradosso della cannela viene ripulito dagli spigoli sporgenti dei vari anelli, formando un superfice liscia e ben rifinita, molto simile a quelle caratteristiche dalle volte spingenti. Le rifiniture del trullo prevedono, poi, il completamento del tetto con il rivestimento a “chiàncole” e con il “pinnacolo", oltre che l’intocamento, non sempre realizzato, delle superfici interne e l’imbiancatura a calce delle pareti esterne. Le chiàncole o chiancarelle sono delle lamine sottili di ardesia - dello spessore compreso fra i 3 ed i 7 cm.- che vengono disposte sull’estradosso della volta, sia sulle code delle cannele che sulla zavorra posta su di esse, con pendenza verso l’esterno al fine di agevolare lo scolo delle acque. Vengono sistemate a squame in modo tale che le superiori non coincidamo con le inferiori. Tutta l’operazione, detta inchiancatura, termina con la posa del pinnacolo. I pinnacoli dei trulli più antichi presentano dei chiari richiami ad antichi culti: i pinnacoli a palla o a disco, posto orizzontalmente, sono rappresentazioni della sfera e del disco solare; quelli a forma di piramide, a quattro o a cinque facce, o di cono, sono un richiamo alla pietra sacra del baìtulos. Nei trulli più recenti queste forme hanno assunto delle fogge esteticamente più evolute per adattarsi alla simbologia delle religioni successive, in particolare quella cristiana, come le croci.L’arte primitiva, già constatabile nelle forme dei pinnacoli, diventa più varia e complicata nei segni, nelle figure simboliche, nei monogrammi, negli emblemi e nelle sigle tracciate con latte di calce sul dorso dei tetti conici. La maggior parte dei simboli sono di origine religiosa cristiana e spaziano dalla croce al monogramma cristiano, dai simboli della passione al cuore trafitto, dal raggiante Sacramento al Calice Eucaristico. Altri sono pagani come il gallo, la serpe, il ferro di cavallo, le corna di bue o di ariete e primitivi come circoli, triangoli, linee rette e curve, svastiche gammate come quelle che si rinvengono su alcuni antichi vasi apuli. Altri prendono spunto dalla magia; fra questi si ritrovano segni astronomici, zodiacali e planetari. O sono semplicemente ornamentali e grotteschi, come la cornucopia, la stella, le iniziali del proprietario, la falce, la zappa, un mascherone. Con Otranto ed il suo mare e con CasteldelMonte, la valle d’Itria, Alberobello ed i trulli sono stati x me lo spettacolo più bello , affascinante ed indimenticabile di una splendida terra che spero di rivedere ancora in futuro … |